Cinquant’anni dopo è difficile capire la forza dirompente con cui le creazioni radicali di Poltronova fecero piazza pulita delle convenzioni borghesi. “Oggetti-bomba” e “cavalli di Troia”, due delle definizioni coniate all’epoca, rendono però ancora bene l’idea dello sconquasso nell’immaginario collettivo, abituato a prodotti in serie giustapposti a quadretti in bello stile. Ancora di più se si pensa a quanto poco siano applicabili alla produzione attuale, decisamente più addomesticata. Ma allora, tra il 1969 e il 1973, a opera di nomi perlopiù toscani, fu un evento di proporzioni ridicole per vitalità, e legami intrinsechi con la Pop art, Las Vegas, il mondo della pubblicità. Talmente ridicolo che infatti Ettore Sottsass si chiedeva: “ci può essere qualcosa di più ridicolo” di piazzare delle lucette come quelle eterne dei cimiteri sotto il fiberglass dei suoi Mobili Grigi? E di conseguenza: di una lampada a forma di palma chiamata Sanremo? Oppure di una poltrona guanto da baseball all’anagrafe Joe, come il DiMaggio marito di Marilyn Monroe? Col tempo questi oggetti bislacchi, residui di un sogno mai concluso sono diventati dei classici, ma non per questo meno meritevoli di un ripasso celebrativo.